"Vieni e aiutaci!" (At 16, 9): una preghiera della rete "Insieme per l'Europa"

per i 60 anni del nostro continente


Insieme per l'Europa
La sera di venerdì 24 marzo, alla vigilia della ricorrenza del 60° anniversario dei Trattati di Roma, che nel 1957 diedero vita a quella che oggi è l'Unione Europea, i movimenti, le associazioni, le  comunità di ispirazione cristiana appartenenti alla Rete "Insieme per l'Europa" - tra le quali l'Istituzione Teresiana - hanno promosso una veglia di preghiera, per chiedere al Signore che questo evento non si esaurisse in uno stanco rituale, ma potesse diventare un'occasione per un ritorno agli ideali che 60 anni fa portarono i fondatori a scegliere la strada dell'unione, pochi anni dopo lo sconvolgimento della II guerra mondiale e dopo secoli di ininterrotti conflitti tra gli stati nazionali.

 Nella Basilica dei Santi XII Apostoli, nel cuore di una Roma già in parte "blindata" per le misure di sicurezza volte a scongiurare disordini in vista delle celebrazioni del giorno successivo, i cristiani di varie confessioni - cattolici, ortodossi, protestanti - sotto la presidenza del card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, si sono riuniti intorno alla Parola di Dio, e per ascoltare alcune significative testimonianze ed interventi, volti a risvegliare la coscienza dell'urgenza di un ritorno all'ideale di un'Europa promotrice di unità e di pace, ma anche di solidarietà, di apertura, di accoglienza di fronte alle sfide emergenti, prima tra tutte quella dei migranti. Particolarmente toccante, su questo tema, la testimonianza di Ruba Khouri, una donna siriana sfuggita alla guerra in atto nel suo paese e giunta in Italia dopo varie peripezie, grazie ai c.d. "corridoi umanitari".

Basilica dei Santi XII ApostoliLa liturgia è stata introdotta dal prof. Andrea Riccardi - storico e fondatore della Comunità di Sant'Egidio - che ha sottolineto con forza come - di fronte al senso di smarrimento dei cittadini europei e al risveglio degli egoismi nazionali - sia urgente recuperare la capacità dei "pensieri lunghi", per comprendere che c'è bisogno di "più Europa".

Sono stati poi letti alcuni passi particolarmente significativi - trattandosi di una liturgia ecumenica - di papa Francesco, del vescovo evangelico Heinrich Bedford-Strohm  e del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, scritti o pronunciati in diverse occasioni ma tutti volti a risvegliare nell'Europa la coscienza della propria missione, della propria forza spirituale e della necessità di non avere paura di accogliere chi fugge da zone di guerra e di violenza.

Dopo il citato intervento di Rouba Khouri, il moderatore della rete "Insieme per l'Europa" Gerhard Pross, promotrice dell'evento, ha ricordato come la fondazione stessa della "rete" - a partire dal nome che si è data - risponda all'esigenza profondamente sentita di unire tutti i cristiani europei - pur nella coscienza della loro diversità e specificità - perché "all'Insieme in Europa non ci sono alternative", e "l'Europa ha bisogno della nostra preghiera".

La liturgia è stata animata da due coriGli interventi hanno fatto da corona alla parola di Dio -protagonista della liturgia, con significativi brani del profeta Isaia (cap. 2, 3-5), degli Atti degli Apostoli (cap. 16, 6-10: è il brano in cui a Paolo appare in sogno un macedone che gli chiede di passare in Macedonia per aiutare quel popolo, e da lì inizia l'evangelizzazione dell'Europa!) e del Vangelo di Matteo (cap. 5, 13-16) - e alle preghiere. Dopo la lettura del Vangelo, il Segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, ha tenuto una breve ma densissima omelia, nella quale - rifacendosi al passo di Matteo, che è quello che segue immediatamente la proclamazione da parte di Gesù delle "Beatitudini" - ha chiamato i cristiani non tanto a "parlare di Dio", ma a "fare" opere di pace, ad essere misericordiosi ed accoglienti, a fare qualcosa di talmente bello e gustoso che chi li incontra non potrà che interrogarsi sulle ragioni di questa bellezza e chiedersi da dove viene, e "in nome di Chi" viene realizzata... I discepoli di Gesù - ha spiegato Galantino - devono essere miti in questo tempo di arroganza, uomini di pace in questo tempo di prevaricazione; pronti a denunciare ogni sfruttamento in un Occidente che troppo spesso ha fondato in proprio benessere sull'usurpazione.

La liturgia è stata animata da due cori: uno formato da alcune giovani donne appartenenti alla confessione ortodossa, e l'altro composto da una cinquantina di persone, provenienti da quasi tutte le comunità che partecipano alla "rete" (tra cui 4 dell'Istituzione Teresiana), diretto con grande maestria e con grande professionalità - visto anche il poco tempo a disposizione - da Mario De Siati, già appartenente al gruppo musicale "Gen Rosso" del Movimento dei Focolari: un'altra bella esperienza di comunione tra realtà portatrici di carismi diversi, ma unite dalla comune fede nel Dio di Gesù Cristo e dalla volontà di portare il loro piccolo contributo alla costruzione di una pace vera, perché fondata sulla giustizia e sulla misericordia.

Roberto Jori