LEGALITA' E RESPONSABILITA'

il salone dell'Istituto Compresnsivo "P.LEONETTI - C. GUIDI" di Corigliano Rossano è stato testimone, questo venerdì 9 maggio, di un’esperienza da non dimenticare per la bellezza di testimonianze eccezionali.

Cosa teneva fermi su quelle sedie, ben allineate, i numerosi partecipanti, più di un centinaio tra genitori e figli, per circa tre ore a dialogare, soprattutto ascoltare con tanto interesse?

Certamente si percepiva la passione con cui gli organizzatori e attori dell’evento conducevano il dialogo su temi come LEGALITA’, RESPONSABILITA’, GIUSTIZIA. A dare il via sono stati il Presidente dell’Organizzazione di Volontariato Insieme, Francesco Polimeni, presentando il Consiglio Comunale dei Ragazzi, che avevano organizzato questo incontro, e la Dirigente dell’I.C. Leonetti-Guidi, Giuseppina Silvana Sapia, seguiti dalla baby-Sindaca Aurora, che hanno salutato e ringraziato gli invitati: Tenente Colonnello dei Carabinieri, Marco Filippi, Il Maresciallo dei Carabinieri Rocco d’Elia e in particolare Rocco Mangiardi, Testimone di Giustizia, venuto da Lamezia.

 Il tenente Colonnello, insignito recentemente della Medaglia Mauriziana, ha esordito raccomandando ai ragazzi la necessità di informare subito le forze dell’Ordine, quando qualcosa non va, nella sicurezza che le Istituzioni vegliano sui cittadini e giova di più far conoscere senza indugio le situazioni di rischio, piuttosto che subire poi brutte conseguenze. Nella stessa linea il discorso del Maresciallo.

La maggior parte delle domande dei ragazzi sono state rivolte al signor Rocco Mangiardi, il cittadino titolare di un negozio di autoricambi, che si era rifiutato di pagare il pizzo a un boss della sua città di Lamezia e vive sotto scorta dal 2006, ma solo in Calabria.

Ha fatto innanzitutto la distinzione tra il collaboratore di giustizia, cioè un pentito che ha commesso reati ma poi collabora per la giustizia, e il testimone di giustizia, colui che, intimidito dalla mafia, va a denunziare chi chiede il pizzo e può arrivare anche a testimoniare in tribunale.  E ha continuato, senza dare segno di stanchezza a rispondere alle numerosissime domande dei ragazzi.

Ha avuto paura prima della denunzia? E Dopo? Rocco ha assicurato che la paura c’è sempre prima e dopo, ma l’aver compiuto un gesto di responsabilità come cittadino, gli ha dato la serenità che viene dal sentire il prezzo della dignità di uomo.

Cosa l’ha spinto di più? L’attenzione al suo dipendente. Quando, quattro uomini si sono presentati in negozio, chiedendo un “regalino” di 1200 euro perché potesse continuare indisturbato l’attività, ha visto che avrebbe dovuto chiudere il negozio perché 1200 euro erano la busta paga per il suo dipendente e non voleva licenziarlo.

Non ha avuto paura per i figli? "Certo. Ma non potevo permettere che i miei figli mi guardassero come quello che si è arreso alle mafie, ma come colui che ha scelto la via della giustizia".

Chi gli ha dato sostegno e coraggio? Proprio la famiglia. Ha ricordato che tornato a casa, quella sera, ha raccontato a moglie e figli quello che era successo nel pomeriggio in negozio, e negli occhi di sua figlia, allora diciottenne, ha letto “guai a te se ti arrendi e paghi”.

Quali sentimenti e quali valori sono stati decisivi? Il valore della libertà. Una determinazione a non arrendersi, non sottomettersi ai prepotenti e a non vendere la propria libertà in cambio di protezione.

Quale è stato il momento più grave? “A causa delle prove insufficienti, mi è stato chiesto di testimoniare in tribunale. La paura era tanta. Dovevo puntare il dito contro il boss Pasquale Giambà. Ma la paura maggiore era sua e cercava di nascondersi. In tribunale ho capito che il mio dito puntato valeva molto più delle loro pistole”.

E’ servito a qualcosa?  “Questo evento è stato la cosa migliore che potesse accadere, in quanto ha portato non solo alla condanna di Pasquale e degli uomini coinvolti nell’estorsione, ma anche al pentimento di Angelo, un ragazzo che avevo visto crescere”. Era arruolato da Pasquale perché “fragile” per aver perso il padre e lo zio – fatti uccidere da Pasquale stesso. Angelo ha deciso di pentirsi grazie alle parole che Rocco ha usato quel giorno in tribunale.

Quale danno peggiore ha rivelato la denunzia?  “Gli assassinii: questi costano al mandante tra i 20.000 ed i 25.000 euro, a seconda che l’esecutore sia locale o provenga da fuori. Se io avessi accettato di pagare 1200 euro al mese dal 2006 ad oggi avrei finanziato l’assassinio di circa 14 persone, e probabilmente il mio. Coi miei soldi non si uccide la gente. Anche dando solo 1 euro, ora sarei loro, perché una volta che sei dentro non ne esci, e la tua vita non è più veramente tua”.

Ha avuto altre intimidazioni? Prima di Natale un anno ho trovato delle croci disegnate sui bidoni davanti all’officina con l’obiettivo di togliere la serenità alla famiglia in un periodo di festa. La reazione? Girare i bidoni dall’altra parte.

Ha mai pensato di andarsene dalla Calabria? “Quando mi hanno offerto un trasferimento in una località diversa, ho rifiutato. Perché dovrei andarmene io? Denuncio la mafia e me ne devo andare? Io voglio restare, andarmene sarebbe una sconfitta! Sono loro piuttosto che se ne devono andare”

Quale è la situazione della mafia oggi? “La nuova generazione è differente dalla mia e oggi Lamezia Terme è diversa. Sebbene l’omertà sia ancora diffusa, la società sta cambiando. Più silenzio c’è e più loro lavorano: per questo bisogna rompere il silenzio e sconfiggere la paura”.  “Non è vero che la mafia crea lavori, come vogliono far credere. La mafia non vuole che la gente stia bene, vuole che le persone stiano male, perché chiedano favori ai mafiosi, invece di far valere i propri diritti”.

Quali vantaggi porta la denunzia? “Non sottomettersi all’ingiustizia e proteggere libertà personale e della famiglia ad ogni costo, anche quello della vita. Bisogna denunziare con fiducia nelle forze dell’Ordine e nelle Istituzioni e fare la scelta di stare dalla parte della giustizia, del bene, perché “non siamo tutti cattivi”. è aprire porte di legalità e bucare il muro di omertà.

Questa lunga intervista multipla da parte di tutti i ragazzi del Consiglio Comunale presenti, appartenenti a tutti gli Istituti comprensivi di Corigliano Rossano è stata intervallata da due proiezioni preparate da gruppi di alunni dell’I.C Leonetti-Guidi che si sono cimentati a simulare processi in tribunale per episodi di dipendenze da droga, bullismo, violenza. Tre ragazzi, in nome dei due gruppi hanno bene illustrato l’esperienza vissuta partecipando al progetto “Ciak”.

Tenente, Maresciallo, Dirigenti, insieme a Rocco, hanno esortato tutte le ragazze e i ragazzi presenti a seguire sempre la via della giustizia e della legalità soprattutto nelle piccole azioni di tutti giorni, perché lì si concretizzano le basi per costruire il bene comune senza smettere di sognare grandi imprese che si potranno realizzare insieme se c’è la passione. 

Giovanna Liotta