La mistica come via al dialogo interreligioso: conferenza di Paolo Gamberini  s.j. al Centro Villa Ximenes

misticaGiovedì 20 marzo 2014 il Centro Villa Ximenes di Via Cornelio Celso – sede romana e italiana dell’Istituzione – ha ospitato il teologo Paolo Gamberini, della Compagnia di Gesù – conosciuto da alcuni membri dell’Istituzione – che fra i molti ambiti di impegno della sua vita, innanzitutto qui in Italia è docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione San Luigi di Napoli.


Padre Paolo ha condiviso con i presenti, in modo allo stesso tempo colto e fresco (“complice” un bellissimo powerpoint), una parte fondamentale dei suoi studi, che in modo trasparente attraversano la sua vita profonda, in particolare la dimensione della vita mistica e quella del dialogo interreligioso.


La domanda che dava il titolo alla sua conversazione era proprio questa: è la mistica una via al dialogo interreligioso?

Nella sua esposizione abbiamo visto che la risposta è sostanzialmente sì, ma non senza alcune attenzioni, accuratamente sottolineate e spiegate dal relatore che ci ha comunicato il suo pensiero avendo cura di presentarcelo però all’interno dello stato degli studi anche di altri colleghi che lo hanno alimentato. Pur essendo la mistica un’esperienza comune a varie tradizioni religiose, essa stessa non consente di giungere a un sincretismo (una fusione confusa delle diverse tradizioni ed esperienze) per via di alcune differenze irriducibili: in particolare, quella tra la fede


-    in un Dio personale o uno impersonale


-    in un Dio personale entro un monoteismo rigoroso (ebraismo e islam) o monoteismo trinitario, che a sua volta include la fede in un Dio incarnato (indissolubilità della fede nella Santissima Trinità e nell’Incarnazione del Figlio di Dio).


Padre Paolo ha esordito illustrandoci l’etimologia della parola mistica, che viene dal greco “mùo”, che significa chiudere le labbra e gli occhi, rientrare dentro di sé, tenere segreto.


Il mistico rientra in se stesso per trovare nel centro quella verità che è Dio. Ed è proprio questo centro allo stesso tempo alto e profondo che si consolida nell’esperienza mistica, facendo sì che chi vive l’esperienza mistica (esperienza diretta di Dio, che genera in chi la vive un’interpretazione della stessa) rimanga saldo in Dio e in se stesso-in Dio pur nella danza della vita.


Molte altre nozioni ci sono state comunicate dall’ospite relatore, che ci hanno consentito anche di entrare in contatto con la ricchezza di senso delle lingue orientali e di far interagire la spiritualità orientale con la nostra e con il pensiero filosofico occidentale.


Soprattutto di grande arricchimento per tutti noi – credo si possa parlare di una vera e propria chiave di lettura delle nostre vite, molto illuminante, che p. Paolo ci ha consegnato – è stato quel punto nel quale ci ha presentato i tre gradi dell’esperienza mistica di fede, che si succedono nella vita di ognuno di noi dall’infanzia alla vita adulta, pur rimanendo sempre compresenti:


1.    esperienza della meraviglia e dello stupore per la grandezza e bellezza di Dio;
2.    esperienza del dialogo, dell’intimità e dell’amicizia con Dio (per intenderci, quella a cui ci forma la nostra s. Teresa quando non ci chiede altro che di guardare a Gesù e lasciarci guardare, presentandoci con mirabile semplicità la preghiera come quel “dialogo di amicizia con Colui dal quale ci sappiamo amati”)
3.    esperienza dell’identificazione con Gesù Cristo: “Vivo non più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).


E’ sottinteso che queste tre tappe devono rimanere compresenti dentro di noi, devono essere continuamente riattraversate per non rischiare di ridurre Gesù alle nostre misure (Cristo vive in me e quindi io sono Gesù senza più bisogno del dialogo d’intimità e amicizia con Lui), ma dilatarci sempre noi su di Lui attraverso lo stupore, la gratitudine, l’incontro profondo e intimo con Lui Verbo vivente ed eterno.


P. Paolo ha concluso con una bellissima frase, di quelle che danno luce a una vita, consegnataci anni fa da un grande uomo di fede e teologo del Novecento, Karl Rahner, il quale scrisse:


“Il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà”.


Antonella Jori